Cause del mal di schiena. Quali?

di A. Aina Ft, Dip MDT

Cause del mal di schiena. Quali?

di A. Aina Ft, Dip MDT

Attenzione!

Quanto suggerito serve da esemplificazione, potrebbe non essere adatto, se non addirittura dannoso, nel suo caso. la cosa migliore è chiedere aiuto ad un fisioterapista qualificato nella diagnosi e terapia meccanica

Inutile nasconderlo, stai cercando aiuto perché soffri. Hai mal di schiena! Alcune persone cercano aiuto subito, altre aspettano, per poi decidersi a chiederlo quando il dolore si fa troppo forte, quando resta per troppo tempo, quando modifica la funzionalità.
In sé il dolore è l’elaborazione del cervello e quindi la reazione ad esso può essere differente tra una persona ed un’altra. Esiste un’individualità nella percezione del dolore: di fronte alla stessa sollecitazione, le risposte dolorose possono essere veramente diverse e quindi anche la reazione ad esse.
Quello di cui vorrei parlare è la TUA risposta dolorosa in relazione alle sollecitazioni meccaniche a cui sottoponi la schiena durante una giornata normale, siano esse posture mantenute o movimenti (star seduti, guidare, camminare etc.).
Premesse quando si parla di dolore: Nessuno dice bugie quando afferma che ha dolore! Nessuno deve dubitare di quello che affermate! Sia esso un famigliare o il clinico che ti sta esaminando.

CONTROINDICAZIONI


Il primo passo da fare quando si esamina la schiena è quello di escludere che vi siano patologie diverse da quelle meccaniche come causa del tuo mal di schiena. Le patologie vertebrali gravi sono la causa di meno del 1% di tutti i problemi dolorosi alla schiena. E’ essenziale che prima di verificare la probabilità che la tua schiena abbia un problema di natura meccanica e che quindi ci possa essere una preferenza direzionale, cerchi di escludere patologie vertebrali gravi. Leggi questa tabella e, nel caso rispondessi positivamente ad una o più voci, consulta immediatamente il tuo medico. Richiedere un consulto medico ha il significato di escludere che i sintomi di cui soffri siano causati da altre problematiche, non muscolo scheletriche.
Indicazioni più comuni di problematiche patologiche che richiedono attenzioni speciali e, qualche volta, un consulto medico immediato:
Dolore alla schiena nei minori di 18 aa con dolore considerevole o esordio oltre i 55 aa Anamnesi di violento trauma Dolore notturno costante e progressivo Anamnesi di cancro Uso di steroidi (cortisone) per via sistemica Abuso di droghe, immunodeficienza, infezione virale Perdita di peso Malattia sistemica Persistente e grave restrizione di movimento Dolore incrementato da un movimento minimo Deformità strutturale Difficoltà di minzione Perdita del tono dello sfintere anale o incontinenza fecale, anestesia a sella Diffusa e progressiva debolezza motoria Sospetto di disordini infiammatori (spondilite anchilosante) Esordio graduale (minore di 40aa) Marcata rigidità mattutina Marcata limitazione di movimento Coinvolgimento delle articolazioni periferiche Irite, rash cutanei, colite, perdite uretrali Storia di familiarità

L’elenco delle controindicazioni, è tratto da: Nachemson A.L., Jonsson E,: Neck and Back Pain, the scientific evidence of causes, diagnosis and treatment. Lippincott Williams & Wilkins. Philadelphia, 2000

Se avessi risposto in modo negativo a tutte le voci della tabella, procedi.

DI CHE MAL DI SCHIENA SOFFRI?


L’attivazione dei sensori che portano l’input al cervello, dove viene elaborato come dolore, avviene per tre cause:

  1. termica
  2. chimica
  3. meccanica

Verifica se il tuo mal di schiena è di natura meccanica!

Nell’attivazione di tipo meccanico, il dolore è causato dai movimenti che fai con la tua schiena, o dalle posizioni che assumi. Proverai o non proverai dolore a seconda delle attività che svolgi, a volte anche a seconda del momento della giornata. Le attività che producono dolore variano da schiena a schiena, tutte le schiene reagiscono in modo diverso alle sollecitazioni! Molti lamentano lo stare seduti o piegati avanti come produttivo dei sintomi, altri soffrono stando in piedi o camminando. Altri ancora in entrambi i casi. Queste persone stanno muovendo per troppe volte o mantenendo la schiena per troppo tempo, nella direzione sbagliata. Al contrario, quando hai dolore, ti sei reso conto che esistono movimenti, o posizioni che riducono o aboliscono il dolore. Molti dicono che stare in piedi o camminare sia di aiuto per la propria schiena, altri mettendosi seduti. Queste persone stanno muovendo o mettendo la schiena nella direzione che l’esame dei movimenti svolto dal fisioterapista, potrebbe evidenziare come giusta. Quando il dolore è attivato da cause meccaniche, è sempre accompagnato da una sensazione di rigidità. L’esempio più chiaro dell’unione tra sintomi e rigidità è il colpo della strega: quella particolare situazione nella quale non solo si soffre ma si è anche nell’impossibilità di raddrizzarsi. I sintomi di tipo meccanico peggiorano con il trascorrere del tempo. Svolgendo la stessa attività, agli esordi il dolore si produceva e poi se ne andava dopo poco, ora rimane per più tempo. Oppure la stessa attività fa più male. O ancora, il dolore, che prima era percepito solo in zona lombare, ora è migrato giù per la gamba.
Ti identifichi in questo quadro clinico?
Se ti sei riconosciuto nell’attivazione meccanica del dolore, hai anche trovato il modo per affrontarlo: ti servono attenzioni posturali, ti servono esercizi specifici…
Ti serve un approccio meccanico!
Tutte le persone che soffrono per problemi di tipo meccanico, soffrono perché assumono posture o muovono la schiena troppo in una direzione, sbilanciandola. Le posture mantenute troppo tempo in una sola posizione, i movimenti eseguiti troppe volte in una sola direzione, tendono a distorcere le strutture della schiena producendo dolore e rigidità. L’attivazione meccanica dei sensori è la causa del dolore nella stragrande maggioranza di chi soffre. La gran parte di queste persone ha la possibilità di ri-bilanciare la colonna, muovendola nella direzione giusta (Long, 2004). L’effetto dei movimenti non è eguale per ogni schiena: ogni persona ha movimenti o posizioni che producono o peggiorano i sintomi ed altri movimenti o posizioni che sono di aiuto. Attenzione, non vi sono movimenti “cattivi” e movimenti “buoni” a priori, i movimenti sono movimenti e la schiena è costruita in modo da poterli eseguire tutti. Ciò che determina la sintomatologia è l’eccesso di sollecitazioni (movimenti o posizioni), in una sola direzione. In presenza di un dolore di natura meccanica, riuscirai a star meglio, riducendo, abolendo o avvicinando i sintomi alla colonna, muovendo la schiena nella direzione giusta. Questa direzione di movimento prende il nome di preferenza direzionale. Se esiste questa direzione, soffri di un mal di schiena rapidamente reversibile (Donelson, 2007)!

Questi test vogliono farti scoprire se esiste una direzione giusta per la tua schiena. Ovvero se il mal di schiena di cui soffri, è del tipo rapidamente reversibile.

Prima di fare questo però occorre parlare di dolore e fare qualche precisazione, in modo che tu possa rispondere nel modo giusto alla richiesta che troverai alla fine:

  1. La schiena mi fa male mentre faccio dei movimenti: Se eseguendo un esercizio od un’attività avverti dolore, non è vero che quell’attività sia negativa o che stia danneggiando le strutture della schiena. Quello che occorre valutare è quello che avviene al cessare di quell’attività. Il dolore rimane? Se era presente anche prima di iniziare, è aumentato? Se la risposta è decisamente sì, vuole dire che vi è elevata probabilità che quell’attività, muova la schiena nella direzione sbagliata. Se il dolore invece scompare alla fine dell’attività o ritorna ai livelli iniziali, bisogna valutare quel movimento: può essere la tua preferenza direzionale
  2. Il dolore si abolisce mentre esegui un movimento o assumi una posizione: Se hai dolore e mettendoti in una particolare posizione o eseguendo dei movimenti il dolore diminuisce o se ne va, non è detto che quello che stai facendo sia TOTALMENTE positivo. Valuta quello che avviene al cessare di quell’esercizio o quando modifichi quella posizione. Se hai mosso la colonna nella direzione giusta, il dolore resterà abolito o diminuito anche quando assumi altre posizioni o esegui altri movimenti. Se invece il dolore ritorna non appena ti sposti da quella posizione o smetti di fare quegli esercizi, allora quello che stai facendo è mettere la schiena in stand by. Quasi sicuramente non la stai muovendo o posizionando nella direzione giusta. L’effetto è simile a quello degli anti dolorifici: una volta esaurita l’azione tutto torna come prima.
  3. Non fare certi movimenti: Non avverti più dolore, però non esegui i movimenti o le attività che prima producevano dolore. Beh! Come fai a sapere se la tua schiena è a posto se non la testi? E’ proprio vero che sei condannato a questa diminuzione della tua funzionalità? Sicuramente non è questo il modo per capire se hai una preferenza direzionale
  4. Ho dolore/non ho dolore: Molti quando soffrono pensano solamente in termini di presenza o assenza del dolore. Ricorda che anche se gli esercizi proposti non aboliscono totalmente il dolore ma semplicemente lo diminuiscono, sono comunque positivi. Quella direzione di movimento va testata per più tempo, per verificarne sino in fondo le sue potenzialità
  5. Intensità ma anche localizzazione del dolore: Siamo tutti abituati a pensare al dolore solo nella sua dimensione di intensità: fa male, fa più male, fa meno male, non fa più male. Oltre a questo aspetto, bisogna considerare anche la localizzazione del dolore. Si deve a McKenzie (McKenzie, 1981) l’aver provato che si può comprendere la direzione giusta in cui muovere la schiena, anche monitorando la localizzazione del dolore: quando i sintomi si avvicinano alla colonna e si è quindi verificato il fenomeno della centralizzazione: stai muovendo la schiena nella direzione giusta. Quando l’esercizio produce l’effetto opposto e i sintomi migrano più lontani dalla schiena stessa, magari lungo la gamba, si è verificato il fenomeno della periferalizzazione: stai muovendo la schiena nella direzione sbagliata.

Vedi figura 1.

RIASSUMENDO


Il dolore è un’elaborazione del cervello, la reazione alla stessa sollecitazione è soggettiva. Valutare solo l’intensità del dolore può falsare la percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare per la schiena. Si deve tenere conto anche delle modificazioni nella localizzazione dei sintomi: sintomi che si spostano verso la colonna e che rimangono in quella posizione alla fine dei movimenti o delle posture mantenute, testimoniano che stai muovendo la colonna nella direzione giusta. Il momento chiave per decidere che ciò che stai facendo è giusto per la colonna è valutare gli effetti dei movimenti non durante ma alla fine dei movimenti stessi.

Figura 1

BIBLIOGRAFIA


A. Long, BScPT,* R. Donelson, MD,† T.Fung, PhD‡, Does it Matter Which Exercise? A Randomized Control Trial of Exercise for Low Back Pain, SPINE Volume 29, Number 23, pp 2593–2602, 2004, Lippincott Williams & Wilkins, Inc.

R. Donelson, Rapidly reversable low back Pain – 2007 SelfCare First, LLC, Hanover, New Hampshire, U.S.A.

R. McKenzie, The lumbar spine – mechanical diagnosis and therapy – 1981 Spinal, Publications Limited, Wellington, New Zealand

N.B.
Tutto quanto ha letto, come confermato dalla bibliografia, nasce dal lavoro di Robin McKenzie (1931-2013), fisioterapista neozelandese, punto di partenza dal quale ho evoluto la mia esperienza.

PRIMA PROSEGUIRE CON IL TEST AVANZATO DELLA TUA SCHIENA


Utilizza quanto hai letto per analizzare le risposte della sua schiena alle posizioni mantenute o ai movimenti.

Che effetto hanno sui suoi sintomi attività come: stare in piedi, camminare, stare seduto, alzarsi da seduto, piegarsi in avanti, raddrizzarti e anche tutto quanto avviene durante una sua giornata?

Quali attività o posizioni producono, aumentano o periferalizzano il dolore e la lasciano peggio quando le termina?

Quali attività o posizioni diminuiscono, aboliscono o centralizzano il dolore e la lasciano meglio quando le termina?

Se già conosci le risposte, puoi proseguire con l’autovalutazione.

Inutile nasconderlo, stai cercando aiuto perché soffri. Hai mal di schiena! Alcune persone cercano aiuto subito, altre aspettano, per poi decidersi a chiederlo quando il dolore si fa troppo forte, quando resta per troppo tempo, quando modifica la funzionalità.
In sé il dolore è l’elaborazione del cervello e quindi la reazione ad esso può essere differente tra una persona ed un’altra. Esiste un’individualità nella percezione del dolore: di fronte alla stessa sollecitazione, le risposte dolorose possono essere veramente diverse e quindi anche la reazione ad esse.
Quello di cui vorrei parlare è la TUA risposta dolorosa in relazione alle sollecitazioni meccaniche a cui sottoponi la schiena durante una giornata normale, siano esse posture mantenute o movimenti (star seduti, guidare, camminare etc.).
Premesse quando si parla di dolore: Nessuno dice bugie quando afferma che ha dolore! Nessuno deve dubitare di quello che affermate! Sia esso un famigliare o il clinico che ti sta esaminando.

CONTROINDICAZIONI


Il primo passo da fare quando si esamina la schiena è quello di escludere che vi siano patologie diverse da quelle meccaniche come causa del tuo mal di schiena. Le patologie vertebrali gravi sono la causa di meno del 1% di tutti i problemi dolorosi alla schiena. E’ essenziale che prima di verificare la probabilità che la tua schiena abbia un problema di natura meccanica e che quindi ci possa essere una preferenza direzionale, cerchi di escludere patologie vertebrali gravi. Leggi questa tabella e, nel caso rispondessi positivamente ad una o più voci, consulta immediatamente il tuo medico. Richiedere un consulto medico ha il significato di escludere che i sintomi di cui soffri siano causati da altre problematiche, non muscolo scheletriche.
Indicazioni più comuni di problematiche patologiche che richiedono attenzioni speciali e, qualche volta, un consulto medico immediato:
Dolore alla schiena nei minori di 18 aa con dolore considerevole o esordio oltre i 55 aa Anamnesi di violento trauma Dolore notturno costante e progressivo Anamnesi di cancro Uso di steroidi (cortisone) per via sistemica Abuso di droghe, immunodeficienza, infezione virale Perdita di peso Malattia sistemica Persistente e grave restrizione di movimento Dolore incrementato da un movimento minimo Deformità strutturale Difficoltà di minzione Perdita del tono dello sfintere anale o incontinenza fecale, anestesia a sella Diffusa e progressiva debolezza motoria Sospetto di disordini infiammatori (spondilite anchilosante) Esordio graduale (minore di 40aa) Marcata rigidità mattutina Marcata limitazione di movimento Coinvolgimento delle articolazioni periferiche Irite, rash cutanei, colite, perdite uretrali Storia di familiarità

L’elenco delle controindicazioni, è tratto da: Nachemson A.L., Jonsson E,: Neck and Back Pain, the scientific evidence of causes, diagnosis and treatment. Lippincott Williams & Wilkins. Philadelphia, 2000

Se avessi risposto in modo negativo a tutte le voci della tabella, procedi.

DI CHE MAL DI SCHIENA SOFFRI?


L’attivazione dei sensori che portano l’input al cervello, dove viene elaborato come dolore, avviene per tre cause:

  1. termica
  2. chimica
  3. meccanica

Verifica se il tuo mal di schiena è di natura meccanica!

Nell’attivazione di tipo meccanico, il dolore è causato dai movimenti che fai con la tua schiena, o dalle posizioni che assumi. Proverai o non proverai dolore a seconda delle attività che svolgi, a volte anche a seconda del momento della giornata. Le attività che producono dolore variano da schiena a schiena, tutte le schiene reagiscono in modo diverso alle sollecitazioni! Molti lamentano lo stare seduti o piegati avanti come produttivo dei sintomi, altri soffrono stando in piedi o camminando. Altri ancora in entrambi i casi. Queste persone stanno muovendo per troppe volte o mantenendo la schiena per troppo tempo, nella direzione sbagliata. Al contrario, quando hai dolore, ti sei reso conto che esistono movimenti, o posizioni che riducono o aboliscono il dolore. Molti dicono che stare in piedi o camminare sia di aiuto per la propria schiena, altri mettendosi seduti. Queste persone stanno muovendo o mettendo la schiena nella direzione che l’esame dei movimenti svolto dal fisioterapista, potrebbe evidenziare come giusta. Quando il dolore è attivato da cause meccaniche, è sempre accompagnato da una sensazione di rigidità. L’esempio più chiaro dell’unione tra sintomi e rigidità è il colpo della strega: quella particolare situazione nella quale non solo si soffre ma si è anche nell’impossibilità di raddrizzarsi. I sintomi di tipo meccanico peggiorano con il trascorrere del tempo. Svolgendo la stessa attività, agli esordi il dolore si produceva e poi se ne andava dopo poco, ora rimane per più tempo. Oppure la stessa attività fa più male. O ancora, il dolore, che prima era percepito solo in zona lombare, ora è migrato giù per la gamba.
Ti identifichi in questo quadro clinico?
Se ti sei riconosciuto nell’attivazione meccanica del dolore, hai anche trovato il modo per affrontarlo: ti servono attenzioni posturali, ti servono esercizi specifici…
Ti serve un approccio meccanico!
Tutte le persone che soffrono per problemi di tipo meccanico, soffrono perché assumono posture o muovono la schiena troppo in una direzione, sbilanciandola. Le posture mantenute troppo tempo in una sola posizione, i movimenti eseguiti troppe volte in una sola direzione, tendono a distorcere le strutture della schiena producendo dolore e rigidità. L’attivazione meccanica dei sensori è la causa del dolore nella stragrande maggioranza di chi soffre. La gran parte di queste persone ha la possibilità di ri-bilanciare la colonna, muovendola nella direzione giusta (Long, 2004). L’effetto dei movimenti non è eguale per ogni schiena: ogni persona ha movimenti o posizioni che producono o peggiorano i sintomi ed altri movimenti o posizioni che sono di aiuto. Attenzione, non vi sono movimenti “cattivi” e movimenti “buoni” a priori, i movimenti sono movimenti e la schiena è costruita in modo da poterli eseguire tutti. Ciò che determina la sintomatologia è l’eccesso di sollecitazioni (movimenti o posizioni), in una sola direzione. In presenza di un dolore di natura meccanica, riuscirai a star meglio, riducendo, abolendo o avvicinando i sintomi alla colonna, muovendo la schiena nella direzione giusta. Questa direzione di movimento prende il nome di preferenza direzionale. Se esiste questa direzione, soffri di un mal di schiena rapidamente reversibile (Donelson, 2007)!

Questi test vogliono farti scoprire se esiste una direzione giusta per la tua schiena. Ovvero se il mal di schiena di cui soffri, è del tipo rapidamente reversibile.

Prima di fare questo però occorre parlare di dolore e fare qualche precisazione, in modo che tu possa rispondere nel modo giusto alla richiesta che troverai alla fine:

  1. La schiena mi fa male mentre faccio dei movimenti: Se eseguendo un esercizio od un’attività avverti dolore, non è vero che quell’attività sia negativa o che stia danneggiando le strutture della schiena. Quello che occorre valutare è quello che avviene al cessare di quell’attività. Il dolore rimane? Se era presente anche prima di iniziare, è aumentato? Se la risposta è decisamente sì, vuole dire che vi è elevata probabilità che quell’attività, muova la schiena nella direzione sbagliata. Se il dolore invece scompare alla fine dell’attività o ritorna ai livelli iniziali, bisogna valutare quel movimento: può essere la tua preferenza direzionale
  2. Il dolore si abolisce mentre esegui un movimento o assumi una posizione: Se hai dolore e mettendoti in una particolare posizione o eseguendo dei movimenti il dolore diminuisce o se ne va, non è detto che quello che stai facendo sia TOTALMENTE positivo. Valuta quello che avviene al cessare di quell’esercizio o quando modifichi quella posizione. Se hai mosso la colonna nella direzione giusta, il dolore resterà abolito o diminuito anche quando assumi altre posizioni o esegui altri movimenti. Se invece il dolore ritorna non appena ti sposti da quella posizione o smetti di fare quegli esercizi, allora quello che stai facendo è mettere la schiena in stand by. Quasi sicuramente non la stai muovendo o posizionando nella direzione giusta. L’effetto è simile a quello degli anti dolorifici: una volta esaurita l’azione tutto torna come prima.
  3. Non fare certi movimenti: Non avverti più dolore, però non esegui i movimenti o le attività che prima producevano dolore. Beh! Come fai a sapere se la tua schiena è a posto se non la testi? E’ proprio vero che sei condannato a questa diminuzione della tua funzionalità? Sicuramente non è questo il modo per capire se hai una preferenza direzionale
  4. Ho dolore/non ho dolore: Molti quando soffrono pensano solamente in termini di presenza o assenza del dolore. Ricorda che anche se gli esercizi proposti non aboliscono totalmente il dolore ma semplicemente lo diminuiscono, sono comunque positivi. Quella direzione di movimento va testata per più tempo, per verificarne sino in fondo le sue potenzialità
  5. Intensità ma anche localizzazione del dolore: Siamo tutti abituati a pensare al dolore solo nella sua dimensione di intensità: fa male, fa più male, fa meno male, non fa più male. Oltre a questo aspetto, bisogna considerare anche la localizzazione del dolore. Si deve a McKenzie (McKenzie, 1981) l’aver provato che si può comprendere la direzione giusta in cui muovere la schiena, anche monitorando la localizzazione del dolore: quando i sintomi si avvicinano alla colonna e si è quindi verificato il fenomeno della centralizzazione: stai muovendo la schiena nella direzione giusta. Quando l’esercizio produce l’effetto opposto e i sintomi migrano più lontani dalla schiena stessa, magari lungo la gamba, si è verificato il fenomeno della periferalizzazione: stai muovendo la schiena nella direzione sbagliata.

Vedi figura 1.

RIASSUMENDO


Il dolore è un’elaborazione del cervello, la reazione alla stessa sollecitazione è soggettiva. Valutare solo l’intensità del dolore può falsare la percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare per la schiena. Si deve tenere conto anche delle modificazioni nella localizzazione dei sintomi: sintomi che si spostano verso la colonna e che rimangono in quella posizione alla fine dei movimenti o delle posture mantenute, testimoniano che stai muovendo la colonna nella direzione giusta. Il momento chiave per decidere che ciò che stai facendo è giusto per la colonna è valutare gli effetti dei movimenti non durante ma alla fine dei movimenti stessi.

Figura 1

BIBLIOGRAFIA


A. Long, BScPT,* R. Donelson, MD,† T.Fung, PhD‡, Does it Matter Which Exercise? A Randomized Control Trial of Exercise for Low Back Pain, SPINE Volume 29, Number 23, pp 2593–2602, 2004, Lippincott Williams & Wilkins, Inc.

R. Donelson, Rapidly reversable low back Pain – 2007 SelfCare First, LLC, Hanover, New Hampshire, U.S.A.

R. McKenzie, The lumbar spine – mechanical diagnosis and therapy – 1981 Spinal, Publications Limited, Wellington, New Zealand

N.B.
Tutto quanto ha letto, come confermato dalla bibliografia, nasce dal lavoro di Robin McKenzie (1931-2013), fisioterapista neozelandese, punto di partenza dal quale ho evoluto la mia esperienza.

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Utilizza quanto hai letto per analizzare le risposte della sua schiena alle posizioni mantenute o ai movimenti.

Che effetto hanno sui suoi sintomi attività come: stare in piedi, camminare, stare seduto, alzarsi da seduto, piegarsi in avanti, raddrizzarti e anche tutto quanto avviene durante una sua giornata?

Quali attività o posizioni producono, aumentano o periferalizzano il dolore e la lasciano peggio quando le termina?

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Published On: Aprile 7th, 2026

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