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Fisioterapia muscoloschetrica e recupero funzionale
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Fisioterapia muscoloschetrica

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FAQ

1. Debbo portare con me un abbigliamento ginnico?

Non è necessario, basta indossare indumenti comodi e che non la mettano in imbarazzo

2. Gli esercizi di auto-trattamento richiedono molto tempo?

No, una serie in genere si conclude in un minuto circa; potrebbero essere necessarie più serie durante la giornata

3. Quanto durano le sedute?

In genere tra 45 minuti ed un’ora

4. Cosa significa “Diagnosi e Terapia Meccanica” ?

Per “diagnosi meccanica” si intende il processo di classificazione della sintomatologia in una delle tre sindromi descritte da McKenzie: da postura, da disfunzione, da derangement.
Per “terapia meccanica” si intendono gli esercizi e le correzioni posturali specifiche per ogni sindrome e individualizzate per ogni paziente, in relazione alla diagnosi meccanica.

5. Mentre faccio la fisioterapia, debbo smettere di fare attività sportive?

Certamente sì, se si accorgesse di un peggioramento dei sintomi con le sue attività; se altrimenti le attività avessero un effetto limitato, le continui pure, in modo da capire se la terapia meccanica messa a punto, la aiuta anche in quel campo.

6. Posso iniziare qualche attività sportiva mentre sono in trattamento?

Sarebbe meglio aspettare, per verificare sulla sua funzionalità attuale l’effetto delle sedute. Quando sarà in grado di gestire il dolore, le attività sportive saranno indispensabili per ridurre la probabilità di recidive.

7. Quanto è il suo onorario?

Questo varia a seconda che le sedute siano in studio o al suo domicilio.

8. Mi hanno detto che ho un problema di natura meccanica, cosa vuol dire?

Significa innanzitutto che sono state escluse le cause più gravi del suo problema, quali ad esempio fratture, infezioni o problematiche tumorali e che i suoi sintomi sono causati dalle posizioni e dai movimenti che effettua

9. Mi hanno riscontrato un’ernia alla colonna, è possibile farla rientrare, cosa posso fare?

Provi ad immaginare l’ernia non come una pallina che esce dal suo contenitore, ma come la pasta dentifricia che ha spremuto dal tubetto, sarà praticamente impossibile rimetterla al suo posto. Troverà aiuto per i suoi sintomi e segni clinici con un trattamento multifattoriale, comprendente i farmaci che il medico le ha prescritto e gli esercizi e posture specifiche sul suo caso. Contrariamente ad altre problematiche, il trascorrere del tempo è di aiuto per la gran parte dei pazienti. L’esercizio nella ‘giusta’ direzione può aiutare.

10. Perchè mi è venuto mal alla schiena o in altre parti del corpo? Non ho fatto sforzi particolari.

Circa due terzi dei problemi dolorosi all’apparato muscolo-scheletrico, avvengono “senza ragione apparente”.  A mio parere non porta lontano focalizzarsi sull’ultima cosa fatta prima del dolore. Quella è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quanto occorrerebbe capire è l’importanza di quanto si è fatto prima. Ad es.: “Sono stato seduto a lungo poi, alzandomi mi è venuto dolore alla schiena”. Oppure: “ho camminato a lungo poi, una volta arrivato a casa, sedendomi ho provato dolore all’anca”. Immaginiamo la capacità di resistere alle sollecitazioni da parte del nostro corpo come qualcosa di finito; tanto più disperdiamo questa sua capacità, tanto più basterà un movimento magari fatto tante volte in precedenza senza alcun effetto, a produrre dolore.

11. Perché a volte il dolore è sulla colonna vertebrale, mentre in altre situazioni lo percepisco scendere lungo la gamba od il braccio?

Dobbiamo a Robin McKenzie l’intuizione dell’importanza della localizzazione dei sintomi, in relazione al processo di peggioramento degli stessi. Sintomi che si allontanano dalla colonna -anche se di intensità inferiore-, manifestano una progressione negativa del quadro clinico. Periferalizzazione, legata a risultati negativi. I movimenti che producono o aumentano i sintomi distali sono da evitare.

12- Perché a volte il dolore scompare dalla gamba o dal braccio e aumenta sulla colonna vertebrale?

Con ogni probabilità stai descrivendo il fenomeno della centralizzazione dei sintomi; i sintomi che si avvicinano dalla colonna -anche se di intensità superiore-, manifestano una progressione positiva del quadro clinico. i movimenti o le posizioni che determinano questo fenomeno potranno essere utilizzati nel trattamento.

13. Perché, quando faccio lo stesso movimento, o mantengo la stessa posizione, a volte si produce dolore, mentre altre volte no?

Credo che la risposta sia da collegarsi alla domanda n. 10. Essenzialmente dipende da quanto ha sollecitato -o meno- in precedenza quella parte del corpo. La domanda sarebbe: “Quanta riserva le era rimasta rispetto alla capacità di assorbire le sollecitazioni?” Se poca o nulla aumenta la probabilità che si produca dolore.

14. Ci sono pazienti per i quali non si riesce a trovare una preferenza direzionale?

La preferenza direzionale è presente nella maggior parte dei pazienti, esiste una minoranza per la quale non si riesce ad evidenziare.
Per questi pazienti vengono utilizzate le altre tecniche studiate (scopri di più >).
Diversi saranno i mezzi ma lo scopo resterà sempre quello di mettere a punto un programma individualizzato per la gestione del dolore e la prevenzione delle recidive.

 

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